Segnati dalla “Macchia Mongolica”, il nuovo viaggio spirituale di Massimo Zamboni

Il 31 gennaio uscirà per Universal La Macchia Mongolica, il nuovo album di MASSIMO ZAMBONI.

Il musicista e scrittore, co-fondatore dei CCCP – fedeli alla linea e dei CSI, dopo il viaggio ideale nella Berlino dei primi anni ’80 del precedente album Sonata a Kreuzberg, compie ora un nuovo viaggio musicale verso un luogo remoto.

A oltre venti anni di distanza, Zamboni torna in quella Mongolia che aveva visitato con la moglie e Giovanni Lindo Ferretti, da cui era scaturita l’ispirazione per il terzo e ultimo disco dei CSI, Tabula Rasa Elettrificata.

In quella terra Massimo aveva scoperto un’appartenenza ancestrale, pari solo a quella dei boschi emiliani, e il desiderio di avere un figlio. E infatti due anni dopo è nata sua figlia Caterina. Ma la cosa strana è che Caterina è nata con una macchia sulla pelle: la cosiddetta “macchia mongolica”, un segno bluastro che sparisce col tempo e che caratterizza oltre il 90% dei neonati mongoli e pochi altri al mondo.

Compiuti i diciotto anni, Caterina ha deciso di andare in Mongolia, come se volesse tornare a casa. Questo nuovo viaggio (prima tutti insieme, poi Caterina da sola) viene raccontato attraverso le 13 brevi tracce quasi tutte strumentali, composte da Zamboni e suonate insieme a Cristiano Roversi e  Simone Beneventi.

“Senza portarne i segni sulla pelle, mi sento punto anch’io da una macchia mongolica. Ed è come se ognuna delle due vite, quella reale di casa, quella irreale qua – o è viceversa? – fosse contaminata dalla presenza dell’altra” scrive Zamboni a proposito di Lunghe d’Ombra, l’unica traccia del disco con un testo cantato.

Già l’apertura dell’album è caratterizzata da un’atmosfera cerimoniale che sembra fare da portale di passaggio per un altro mondo: le chitarre evocano il volo degli uccelli nel cielo che sovrasta la foresta di pini d’oro e d’argento, con un sottofondo di synth distorti a ricreare il respiro profondo del mondo, mentre l’ipnotica e solenne voce di Byambaa, l’autista della Uaz (fuoristrada d’epoca sovietica), racconta la leggenda all’origine della macchia mongolica legata alla figura di Ome Ewe che schiaffeggia il coccige dei nascituri.

Poi nella title track suoni di chitarra più dolci e al contempo graffianti  ci portano in un vero viaggio spirituale come quelli compiuti dagli sciamani.

Un viaggio che ci fa librare in aria come aquile e poi cadere in un mare di suoni eterei, scorrendo le tracce dell’album, ci porta tra le dune di questo Heavy desert della terza traccia, poi Sugli Altaji, dove sono soprattutto le percussioni a darci il ritmo della salita sulle montagne, per poi passare attraverso figure come il Djinn, spirito di congiunzione tra vivi e morti e infine concludersi nella Mongolia interna, titolo dell’ultima traccia dalla sonorità rilassante con i vocalizzi di Silvia Orlandi.

Tra cori di monaci registrati, inserti elettronici e ambient come nel brano I cammelli di Bactriana, percussioni tribali e giri di basso avvolgenti si viene rapiti da questo vortice di chitarre e bassi stile desert rock di un tipo particolare in quanto si tratta del deserto mongolo; ma a tratti evoca anche il deserto africano; in certi momenti sembra invece di essere nelle praterie sudamericane o nelle pampas argentine, o nel Far West, o nella steppa siberiana, fino a non capire più dove ci si trovi realmente.

La Macchia Mongolica è anche un libro, scritto insieme a Caterina Zamboni Russia e edito da Baldini e Castoldi, e un film diretto da Piergiorgio Casotti.

Ecco i prossimi appuntamenti per presentare questo progetto:

Bologna | DISCO + LIBRO | Feltrinelli P.zza Ravegnana – 18.00 | 04 FEB 2019
Roma | DISCO + LIBRO | Feltrinelli – 18.00 | 06 FEB 2019
Roma | DISCO + FILM + LIBRO | Circolo Sparwasser – 21.30 | 06 FEB 2019
Trequanda (SI) | DISCO + FILM + LIBRO | Circolo ARCI Trequanda – 21.30 | 07 FEB 2019
Firenze | DISCO + LIBRO | Feltrinelli RED – 18.00 | 07 FEB 2018
Carpi | DISCO + LIBRO | Auditorium LORIA – 17.30 | 08 FEB 2018