Intervista agli Elephant Brain

Il 10 novembre scorso, è uscito il primo EP degli Elephant Brain, band emergente proveniente dalla periferia di Perugia. Hanno raccontato della loro metamorfosi, delle loro passioni e dei loro progetti futuri. Non vi rimane altro che leggere!

Raccontatemi un po’ di voi. Prima di essere gli Elephant Brain eravate i Fuoriskema. Cosa vi ha portato a questo cambiamento e cosa ha comportato ciò?
Andrea: Con questo nuovo progetto noi tendiamo a tacitare un po’ il nostro passato da Fuoriskema, non per rinnegarlo, ma perché questo nuovo progetto a livello di produzione è totalmente diverso. Avevamo un sacco di pezzi-provini fatti in sala prove ai quali volevamo dargli una certa compattezza e avevamo il desiderio di creare qualcosa.

Vincenzo: Vogliamo distaccarci da quel progetto. Non ci trovavamo più dentro a quel tipo di musica. Già ci rendevamo conto dalle prove che facevamo un genere non nostro.

Ho notato infatti un grande cambiamento tra i Fuoriskema e gli Elephant. Avete praticamente cambiato genere musicale, ora molto più rock. Sbaglio?
Andrea: In effetti sì. C’è stata un’evoluzione dal punto di vista degli ascolti singolari di ognuno di noi; si cresce e ci si confronta con una musica diversa. All’interno di questo panorama musicale vorremmo cercare di dire qualcosa di nostro.

Musica diversa, tipo?
Vincenzo: La musica che ascolti a 18 anni è diversa da quella che ascolti a 23 o 24 anni, quando cominci a decidere tu cosa ascoltare. Ci ispiriamo a tutto quello che passa la musica indipendente e internazionale.

Posso azzardare un paragone? E’ possibile che vi ispiriate un po’ ai Fast Animals and Slow Kids?
Vincenzo: Sarà l’aria di Perugia (ride, ndr). Nel senso che sei condizionato, essendo di Perugia. Gli influssi ci stanno, anche ad esempio del Teatro degli Orrori o dei Ministri. Ma non solo a livello di suono ma a volte anche il modo di suonare.

Andrea: Ognuno che ci ascolta magari gli richiama artisti diversi. Fondamentalmente sei condizionato da ciò che ascolti. Ecco, però non c’è un’artista su cui ci rifacciamo o sul quale impostare il nostro progetto.

Vincenzo: Questo EP è diciamo anche un banco di prova per vedere che effetto fa e poi ci lavoriamo forte.

E per ora che effetto ha fatto alle persone? Quali sono state le reazione del pubblico?
Andrea: I primi feedback sono stati molto positivi, e questo ci dà grossa carica e anche un pizzico di consapevolezza in più nelle nostre capacità.

Emilio: Anche le critiche che ci hanno fatto sono state costruttive, utili per un futuro prodotto. Una cosa che mi ha fatto piacere è stata che molte persone mi hanno detto che rispetto al progetto precedente gli sono piaciuti i testi. Questo perché uno degli obiettivi principali era che dovevamo scrivere dei testi che ci piacevano veramente, abbastanza ragionati. Ci abbiamo lavorato molto di più rispetto al precedente progetto.

Quest’estate avete suonato al festival L’Umbria che Spacca. Avete partecipato ad altri contest o manifestazioni del genere?
Vincenzo: C’era l’UNIMUSIC, ma ci si è accavallato con L’Umbria che Spacca, quindi non abbiamo potuto partecipare. Ti dico la verità. Onestamente dei concorsi ci siamo stancati. Magari abbiamo fatto quei concorsi che pensavamo potessero essere un po’ più di impatto, che ci davano una visibilità. Per esempio il premio Fred Buscaglione. Quello che si vince, che di solito non mette in palio nessuno, è una etichetta discografica e un tour.

Secondo voi ci sono dei progetti qui in Italia che aiutino a far emergere la musica cosiddetta indipendente?
Vincenzo: Ci sono. Non puoi dire se l’ambiente facilita o meno. Devi sperare che la gente ti ascolti, anche se magari sei tu che devi farti avanti. Io so che il 90% delle volte è grazie al pubblico se fai qualcosa. Se hai un pubblico che ti segue, qualcosa fai. Se ti devi affidare a qualcun altro il fattore C c’è sempre. Noi siamo stati fortunati. Perugia è un’isola felice. Ti puoi muovere bene e c’è qualcuno che ci crede l’unico problema è che da Perugia non esci.

Tornando all’EP, qual è un tema predominante, o un filo conduttore dei brani?
Andrea: Il tema predominante è quello di cercare di comunicare quello che sono i nostri vissuti, le nostre esperienze, da ragazzi di 23 anni che iniziano a capire nel loro piccolo alcune cose. Il tema è un po’ quello di guardare la società, questo momento un po’ difficile, anche grigio e pesante. Dare una lettura nostra di tutto questo. Avere tutto quanto bene in testa e non spiattellarlo in maniera banale.

Emilio: Quello che ci siamo detti è che se volevamo fare un disco, dovevamo avere qualcosa da dire. Di base c’è un messaggio che si vuole comunicare. Parliamo di temi che affrontiamo giornalmente, ad esempio l’indifferenza.

Vincenzo: Io sono anche dell’idea che alla fine ognuno ci deve vedere quello che vuole nelle parole. Ha mille sfaccettature il testo.

Emilio: Si, in effetti l’intento è stato quello scrivere in modo tale che il messaggio non l’esprimi in modo chiaro, così da dare alle persone la possibilità di interpretarlo a modo proprio, con una propria chiave di lettura.

E per voi la lettura è positiva?
Andrea: All’inizio è una lettura molto reale. Se vedi anche la traccia dell’album non è fatta a caso. Un po’ critica. Abbiamo messo le tracce con un certo senso logico. Per poi arrivare all’ultima traccia “Blu”, che da’ il “la” per qualcos’altro. Il nostro punto di vista va un po’ oltre a questo contingente negativo. Vogliamo andare oltre per far vedere che c’è la possibilità di cambiamento, anche se si tratta di un cambiamento molto radicale.

Può rispecchiare un po’ il cambiamento di cui mi parlavi prima, ovvero il cambiamento del genere musicale?
Andrea: Sì, sicuramente.
Vincenzo: “Blu” che parla del cambiamento, in effetti è stata la prima traccia che abbiamo scritto e che quindi ha dato inizio a questo cambiamento di genere musicale.

Invece, per quanto riguarda progetti futuri?
Vincenzo: Stiamo facendo pezzi nuovi quindi ci stiamo dando sotto. Questo EP non finisce qua. Speriamo di lanciare un disco al più presto.

Emilio: Intanto il 18 dicembre suoniamo ad una serata per il 20ennale del disco The Bends dei Radiohead e suoneranno insieme a noi altre band umbre che reinterpreteranno a loro modo 3 pezzi dei Radiohead.

Marika T.