La cantautrice siciliana Levante, ormai milanese di adozione chiude il suo dell’Amore Tour 2026 proprio all’Alcatraz di Milano dopo aver toccato le maggiori città italiane registrando diversi sold out.
Buona la prima come si suol dire, ma in questo caso buona anche l’ultima!
Roma, Bologna, Torino e la stessa Milano dove più di 3500 persone si sono emozionate e hanno cantato all’unisono in due ore pienissime, che non hanno lasciato spazio ad ampi discorsi e digressioni inutili a vantaggio di pura musica e parole.
Levante ha scelto di concedere l’apertura del suo show Dell’amore tour ad Angelica, una giovane emergente che si è già fatta conoscere nel panorama musicale con la sua immancabile chitarra.
Ore 21, eccola puntuale apparire sul palco con calze e guanti in pizzo, ma con indumenti comodi, al contrario del famoso vestito (sostituito poi da un improvvisato pigiama tra le risate del pubblico ).
Una scaletta fittissima quella proposta, fatta di 28 brani tra i più iconici e altri usciti negli ultimi mesi, proprio a preannunciare l’uscita del nuovo album nei prossimi mesi.
Sul palco l’essenziale: la sua amata band, le luci e tanto amore da dare.
Si susseguono veloci “Dell’amore il fallimento”, “Capitale, mio capitale” fino ad arrivare a “Follemente”, colonna sonora dell’omonimo film presentato ai David di Donatello 2026.
Il pubblico si scioglie sulle note di “Diamante”, per ritornare a scatenarsi a ritmo con “Reali” e “Bravi tutti voi”.
Arrivano poi “Ciao per sempre”, “Rancore” e un inedito, “Ruggine”: una ballad genuina e trascinante che al pubblico piace particolarmente.
Dopo “Io ero io” il primo momento di pausa e le prime parole:
“mi vedrete parlare meno del solito, voglio fare tutta la scaletta e questa scaletta è lunga”.
D’altronde si parla di 28 brani senza tagli, medley o accorpamenti vari, “non siamo in discoteca”.
Al giorno d’oggi scelta singolare quanto coraggiosa, anche il fatto di non portare sul palco ospiti, magie pirotecniche e quant’altro.
A Levante basta un palco, la sua band, un microfono…e la sua immancabile chitarra a riempire ogni singolo spiraglio, di tempo e spazio.
“Lo Stretto Necessario” urlato con la chitarra, e poi “Leggera”, un brano potente di rinascita che cantato con le braccia al cielo ha tutto un altro sapore.
E poi ancora “Invincibile” e brani che fanno saltare e ballare con consapevolezza come “Gesù Cristo Sono Io” e “Andrà tutto bene”.
“Mi manchi” apre un momento di intimo raccoglimento che si fa più intenso quando Levante scende tra il pubblico con la sua immancabile chitarra ed esegue “Abbi cura di te” e “Dall’Alba al Tramonto”…un momento magico che i fan ricorderanno per molto tempo.
L’energia ritorna a sprigionarsi sul palco del quale Claudia ormai è più che padrona, si muove sciolta in un andirivieni che è lungo abbraccio a chi la segue dagli esordi, ma anche a chi si è avvicinato da poco alla sua musica.
Una capacità magnetica quella di Levante di farsi calamita per un pubblico variegato: bambini, giovani, madri che la seguono con passione e fedeltà.
Si va verso la chiusura tutto d’un fiato con l’energia di brani come “Sono Blu”, “Vivo”, l’iconica “Alfonso” fino a “MaiMai” e “Niente da dire”.
Levante chiude poi commossa tra le note di “Sei tu” , ultimo brano romantico portato a Sanremo 2026 , “Vertigine”e gran finale con “Tikibombom” , tra la commozione generale e la consapevolezza di riversi prestissimo per i prossimi live estivi.

Nata a Rossano (CS) il 17 Marzo ’93 in un’inaspettata giornata estiva.
Metà reggina, metà cosentina cresce a S. Giovanni in Fiore, Capitale della Sila fondata da Gioacchino da Fiore per poi scegliere la vicina Università della Calabria come luogo dei sui studi alla facoltà di farmacia.
Adolescenza divisa tra musica (discreta violinista, pianista autodidatta e cantante sotto la doccia) disegno, fotografia, sport tenuta viva dalla fame di conoscenza.
Musicalmente cresce a pane e rock n’ roll, passione smodata poi per Avril Lavigne, Green Day, Coldplay, LP e tutto il filone Rock/Pop con sprazzi di Rap, da Eminem a Fibra passando per la fase “drama” con Ferro e Pausini.
Ad oggi si definisce un’ascoltatrice onnivora, curiosa, appassionata amante del lavoro ben fatto.
Non affermate davanti a lei che l’Indie è un genere musicale, la reazione potrebbe essere incontrollata.











