Il titolo ‘Appartengo al mare’ sembra contenere una dichiarazione identitaria. Qual è il legame emotivo o simbolico che hai con questa immagine del mare?
È una dichiarazione identitaria con la mia comunità, le persone con cui condivido la mia quotidianità ma anche chi c’è da sempre per pochi momenti dell’anno. Ho parlato di noi, di come viviamo questo momento sociale complesso, di quello che ci fa paura e di quello che ci fa ridere. È questa l’appartenenza a cui faccio riferimento, oltre ovviamente a un’appartenenza a un territorio e al mare come luogo che per me è veramente fondamentale, come essere umano ed essere creativo.
In un’epoca in cui molti artisti emergono direttamente dai Talent Show, pensi che l’esperienza dei live mantenga ancora un valore formativo irrinunciabile?
Forse parlare solo di talent show è riduttivo: direi ancora di più dalla cameretta, il talent è la vetrina successiva. È ovviamente fondamentale vivere il live: è l’esperienza che più ti forma ad avere un contatto tra te, artista, e il pubblico. Ma è difficile per tanti luoghi offrire queste possibilità agli artisti emergenti e soprattutto dar loro una gratificazione economica e professionale; da qui tanti artisti molto ascoltati che non hanno esperienza live. Credo che sia un momento di grande interesse per il pubblico per l’esperienza live in generale e credo che ridarà un po’ più di possibilità di esprimersi a più persone.
Hai attraversato molti mondi sonori nel disco, dal cantautorato al jazz fino all’elettronica. È una scelta di libertà o il riflesso naturale del tuo modo di ascoltare e vivere la musica?
Questo album è un esordio come solista, ma è figlio di più di dieci anni di carriera con altre band, in cui ho ricercato e contaminato moltissimo. Non poteva che essere un lavoro ancora più contaminato tra ciò che più mi rispecchia. Forse la differenza, con questo lavoro, è che ho cercato davvero con cura ciò che più mi rispecchiasse come artista e mi sembra tutto più coerente.
Le tue radici pugliesi e la tua vita a Bologna rappresentano due mondi molto diversi. In che modo questi luoghi si riflettono sul tuo modo di scrivere e di concepire la musica?
La Puglia è il suolo da cui ho raccolto i frutti: i valori con cui sono cresciuto sono fondamentali per la persona che sono. Il rapporto con la natura, lo scorrere lento della vita di provincia, il mare per l’appunto, sono tutti elementi che fanno di me quello che sono. Da questa base, Bologna è stata la casa che mi ha reso un artista: studiare musica, conoscere amici musicisti e artisti che stimo, vivere il valore umano e progressista di questa città è stato altrettanto impattante. Entrambe giocano un ruolo chiave nella visione che ho del mondo. Inoltre, sono terre di grande arte e dalla grande tradizione, che tengo a preservare più di altre: mi ritengo piuttosto fortunato.
Consideri questo album un punto di partenza per un nuovo percorso artistico? Cosa immagini per i prossimi mesi e cosa desideri che arrivi al pubblico da questo lavoro?
Con questo disco ho tracciato una strada che credo sarà importante per il mio futuro, ma non voglio neanche esserne limitato: mutare in questi anni è stato vitale per avere una spinta vitale. Ora è tempo di suonare questo disco e, appena possibile, di prendere una pausa e fare un punto della situazione. Io, con questo lavoro, non sto puntando a piacere subito: credo che in generale la mia musica non sia così impattante al primo ascolto. Voglio che questo disco duri nel tempo e possa avere un valore importante per chi avrà la cura di ascoltarlo. In un mondo dove la durabilità di qualcosa è sempre più ostacolata, è l’augurio migliore che mi possa fare.

Ivan Barra nasce a Torino e cresce a Salerno, dove si forma culturalmente e musicalmente. Trasferitosi a Roma, insegna mantenendo viva la sua anima punk e la passione per tutto ciò che ruota intorno alla musica. Lettore instancabile e collezionista di dischi, frequenta con costanza concerti e realtà indipendenti.
Figura storica della scena musicale salernitana, muove i primi passi come cantante dei MayDay!!!, band punk degli esordi, per poi collaborare con il collettivo Sieti House Family, contribuendo a progetti e iniziative legate alla cultura underground.
“La libertà è una forma di disciplina”


