Un esordio che sa di approdo, tra mare, memoria e modernità.
Ci sono dischi d’esordio che suonano come un punto di partenza, e altri che arrivano come un approdo. Appartengo al mare, uscito il 9 gennaio, appartiene decisamente alla seconda categoria: il debutto del cantautore pugliese De.Stradis è un lavoro maturo, consapevole, costruito con pazienza e visione.
Anticipato dai singoli: “Un vortice”, “Tu somigli” e “Cit.” (con Nico Arezzo), l’album raccoglie undici tracce nate in due anni di ricerca e riscoperta. Alle spalle, una formazione solida al Conservatorio di Bologna, un percorso live tra Italia ed Europa e una lunga collaborazione con Filippo Bubbico, polistrumentista e produttore che ha dato forma a un suono elegante e contemporaneo.
Della tradizione cantautorale italiana De.Stradis conserva la centralità della parola e l’attenzione per i temi sociali; dall’R&B, soul e jazz arriva invece la fluidità del groove e la leggerezza del respiro internazionale. Il risultato è un equilibrio raro: canzoni che restano credibili anche quando si spingono in territori più elettronici o sperimentali.
Il mare, come suggerisce il titolo, è molto più che un’immagine: è un luogo fisico, mentale e simbolico. È la materia da cui tutto nasce, un orizzonte liquido in cui i pensieri affiorano, e al tempo stesso una comunità emotiva fatta di affetti, memorie e resistenza. Appartengo al mare racconta questo doppio movimento, verso l’interno e verso gli altri, con una scrittura pulita, diretta, mai gridata.
“All’inizio era solo un titolo legato a un gesto concreto — scrivevo molto in Puglia, d’estate, e il nuoto era diventato un atto creativo. Poi ho capito che parlava delle persone attorno a me, del loro senso del gioco, della capacità di restare sensibili.”
Questa frase di De.Stradis è la chiave per capire il disco: la delicatezza dell’osservazione si intreccia alla forza dell’empatia.
Nel suo insieme, Appartengo al mare non è un album che punta sull’effetto immediato, è un esordio solido, misurato, privo di eccessi che chiede tempo, ascolto, partecipazione.
L’introduzione si apre con il canto popolare Lu rusciu de lu mare, su cui si sovrappongono voci di amici e conoscenti: non una semplice intro, ma una chiamata collettiva al racconto. Da lì in poi, il viaggio si snoda tra temi che si intrecciano come correnti: il lutto, la memoria, la difficoltà di comunicare, la disillusione verso il progresso, la ricerca di identità.
La titletrack Appartengo al mare è il cuore del disco. De.Stradis racconta la perdita di un amico d’infanzia e la reazione di una comunità che trasforma il dolore in forza. È un brano che non si limita a elaborare il lutto, ma ne fa una memoria viva, qualcosa che fortifica invece di schiacciare. Il video, sorprendente e potente, amplifica questo messaggio di rinascita collettiva.
In 2000 mai la lente si sposta sulla società contemporanea: “non entriamo in discussione” diventa il mantra di un tempo incapace di ascoltare, in cui ogni confronto degenera in scontro. Mentre Una banda larga guarda con ironia e amarezza ai fallimenti della modernità, a un presente iperconnesso e arido di emozioni, dove tutto è accessibile ma niente è davvero sentito.
A chiudere il viaggio c’è Non mi capisco, brano autoprodotto che suona come una sospensione, una resa elegante alla confusione del vivere. Un finale intimo e rarefatto, dove resta spazio solo per la voce e il dubbio.
Nel suo insieme, Appartengo al mare non è un album che punta sull’effetto immediato, è un esordio solido, misurato, privo di eccessi che chiede tempo, ascolto, partecipazione. È un disco che cresce piano, che non vuole impressionare ma coinvolgere. Come una lunga nuotata: il ritmo è lento e ci sei tu, il mare e i tuoi pensieri, ma quando esci dall’acqua ti accorgi che qualcosa è cambiato.

Ivan Barra nasce a Torino e cresce a Salerno, dove si forma culturalmente e musicalmente. Trasferitosi a Roma, insegna mantenendo viva la sua anima punk e la passione per tutto ciò che ruota intorno alla musica. Lettore instancabile e collezionista di dischi, frequenta con costanza concerti e realtà indipendenti.
Figura storica della scena musicale salernitana, muove i primi passi come cantante dei MayDay!!!, band punk degli esordi, per poi collaborare con il collettivo Sieti House Family, contribuendo a progetti e iniziative legate alla cultura underground.
“La libertà è una forma di disciplina”


